Racconti

                                          Paesaggio perduto             

 Sul bagnasciuga una persona avanti negli anni è seduto e osserva il paesaggio : Il mare ondeggia e si infrange ai suoi piedi con una schiuma bianca e leggera, le onde si susseguono così come nella sua mente i ricordi antichi. Il paesaggio è quello di quando fanciullo giocava su questa spiaggia; il cielo è di colore giallo in alto, più rosso verso il basso e rende le acque del mare luccicanti e fluorescenti. E’ sera il sole discende lontano all'orizzonte,in cielo volano i gabbiani in cerca di cibo e di un luogo dove riposare. I ricordi ritornano: quando lungo questa spiaggia di colore nero , ferrosa ,dove sono sparse piccole pietre bianche che con la luce del sole che cala e quella della luna che appare le rendono tanti piccoli diamanti . Il loro luccicare crea un ambiente surreale. Il vecchio si ritrova lì dopo aver girovagato per il mondo, aver conosciuto altre culture ,altri luoghi ma è ritornato per rivivere la fanciullezza di quando inconscio del suo futuro correva lungo questa riva. Aveva una piccola barca che chiamava gozzo, una barca che ricorda nelle sue forme nei suoi colori e nel suo contenuto; di colore blu con i bordi superiori colore arancione, gli scalmi e i remi fatti per poter essere gestiti stando in piedi con le gambe a cavalcioni di una panca che attraversava la barca. Si remava in piedi in modo alternato. Non molto lontano vi erano molte rocce con un fondale roccioso. Era un dipinto di grande impatto e suggestivo. Sul fondale del gozzo tra i vari attrezzi da pesca c'erano un piccolo bidone con il fondo di vetro, delle aste lunghe di canna con diverse tipologie di terminali,uno di essi era simile ad una forchetta ricurva, serviva a issare in barca un particolare pescato. Allontanatisi dalla riva ed andando verso la scogliera si poneva al bordo esterno della barca il bidone e ci si piegava per vedere il fondale. IL vecchio lo ricordava pieno di vita, di luci ,di movimenti. Si trovavano gli sconcigli , delle conchiglie a forma di casco da fantascienza con tutte le sue protuberanze, con l'asta e con la forchetta si toglievano dal fondo e si portavano a bordo, all'interno aveva un frutto simile a quello di una lumaca terrestre ,molto buono, talloso e si poteva utilizzare in tanti modi nel suo cucinare. Fatto di molteplici colori variava dal giallo all'arancione dal bruno scuro al bianco con un suo pendulo terminale. Più avanti tra gli scogli si notava il riccio marino. Il riccio una sfera con tanti aculei di colore scuro, veniva preso sempre con lo stesso strumento poc'anzi descritto e si portava a bordo e si stava attenti a non essere punti. Veniva tagliato al centro e all'interno c'era un frutto arancione a forma di piccola stella filiforme, piccole strisce ,ed era un frutto molto appetitoso e dall'aspetto altrettanto gradevole. . Facendosi trasportare dalle onde si potevano incontrare altri frutti di mare ,delle lumachine che vivono in gruppo tra la sabbia e la roccia.Ma lo spettacolo più affascinante avveniva quando la fortuna dava la possibilità di incontrare il rancio fellone. Un granchio dalle possenti chele con una copertura corazzata, rappresentava il gladiatore del mare . Proseguendo si vedeva sfrecciare in fondo tra le rocce un polpo velocissimo, improvvisamente si blocca e si appoggia sulla roccia stendendo i suoi tentacoli il suo ciuffo superiore o testa emergeva dalla roccia, i suoi tentacoli, dai vari colori, con le ventose vi si abbarbicava e scivolava lentamente in attesa della preda. La scena che ricorda fu l'attacco del polpo al grancio fellone ,risultato di questa lotta è ignoto perché si nascosero all'interno di un anfratto delle rocce e dall'alto la battaglia non vide né vinti né vincitori . Ecco li in fondo naviga con i suoi molteplici colori il pinna di re, un pesce dalle dimensioni di un alice ma dai magnifici colori ,in basso bianco argenteo poi passa al verde con delle macchie scure poi all'arancione e poi ancora più su ad uno strato scuro . Scivola veloce tra le rocce non è mai in branco è sempre solo ed è una preda ambita per i pescatori perché dal gradevole sapore. Il mare in quel tempo tra quelle rocce offriva spettacoli inimmaginabili al giorno d'oggi in vero ora quel luogo è arido sporco pieno di plastica che naviga e galleggia tra le onde e disturba l'osservatore.Ricorda l’antica bellezza, gli antichi rumori, gli antichi suoni. Con la barca si procedeva ed ecco che appare sul fondo, uno scenario che non esiste più ,una stella marina di colore arancio tutta zigrinata come un pregiato ricamo. Chi avesse avuto la pazienza e la valentia di ricamare sulla stella tanti bellissimi effetti coreografici,era la domanda che balenava al piccolo pescatore. Ce ne sono altre ,questa è arancione ma altre marroni, altre ancora di colore più giallo una visione mozzafiato . Ancora proseguendo con la barca e guardando il fondale scorgeva sulla parete di una roccia un frutto molto garbato la patella, un disco di un centimetro o poco più di diametro abbarbicato alla roccia.Per poterlo staccare non era facile occorreva andare sul fondale e prenderlo infilando una lama da sotto e sollevare con forza. Diversi colori alla superficie con i bordi a volte celesti a volte grigi e all'interno nascondeva un frutto dall’aspetto ventoso molto buono . Attraverso il vetro improvvisamente tra le rocce quasi invisibile scorgiamo lo scorfano pesce apparentemente mostruoso in quanto è coperto da uno strato rugoso irto spinoso molto antipatico ma preda ambita . La sera continua ad avanzare e il cielo si fa sempre più scuro con colori sempre più intensi; i gabbiani continuano a volare . La roccia prima brillante per i raggi solari che la colpiva diventa più scura , il mare più scuro e nel cielo nuvole minacciose facevano la loro apparizione. Egli ricorda che i pescatori guardando il mare e il cielo ed auscultando il soffiare del vento la sera erano in grado di sapere se il giorno successivo sarebbe stato un giorno da pesca,e dunque se attrezzare le barche . La scelta più importante era quella di individuare il tipo di rete da usare in funzione della presenza di correnti,della loro direzione e forza e da non trascurare la presenza delle alghe che aggrappandosi alle maglie delle reti ne annullavano l’efficacia e a volte rendendole non più utilizzabili. Affascinante erano le azioni preparatorie delle nasse, esse erano delle ceste che davano la possibilità di entrare dal fondo da parte del pesce o dal polpo o da altri abitanti marini ma non potevano più uscirne; all'interno si mettevano dei residui appetiti dalla preda. La sera avanza, il buio diventa padrone , egli traccia nel suolo le orme e lentamente, affaticato dagli anni ,cammina e si allontana dai suoi ricordi per percorrere una nuova strada, la strada della vecchiaia, la strada della sofferenza che questi antichi ricordi lasciano il dubbio per ciò che ha perso, cioè di godere la bellezza di ciò che oggi non c'è più. È triste osservare un mare che anticamente offriva tanta bellezza e forse tanta povertà , ma rispettato, oggi pieno di pattume, pieno di distruzione, privo di quella bellezza della fauna e della flora antica in cambio di una vita migliore ,più lunga forse . Un giusto prezzo da pagare ? Tocchetti Giuseppe


                                           racconto del nonno

In un giorno invernale con una pioggia battente il nonno raccoglie intorno al suo divano i nipoti e si mette a raccontare una vecchia favola che la sua nonna soleva recitare. Un giorno Carnevale era molto affamato e non aveva i soldi per poter acquistare il cibo . Cominciò a pensare cosa potesse fare e risolse il problema asserendo che l'unica soluzione fosse quella di andare in Paradiso. San Pietro udita questa aspirazione si rivolse a lui e disse: “con tutti i peccati che tieni veramente vuoi venire in Paradiso e come ?” Carnevale rispose “San Pietro dimmi quali sacrifici io debba fare e li farò pur di poter raggiungere il paradiso”. Il santo un po' divertito disse: “va bene ,vieni su che ti porto a fare una passeggiata e per quello che vedi e per quello che senti devi stare sempre zitto ;se vieni meno a questo impegno tu vai all'inferno. Carnevale felice pensò: questa volta proprio raggiungerò il paradiso. Oggi è il mio onomastico probabilmente in Paradiso troverò qualcosa da mangiare . San Pietro gli diede appuntamento il giorno successivo e disse: “ Domani mattina andremo insieme a fare un giretto, ricorda però l'impegno che hai preso bada bene ti posso concedere solamente tre errori ma dopo andrai all'Inferno. Il giorno dopo Carnevale e San Pietro pian pianino vanno in un bel giardino e si mettono a camminare incontrando tante persone. C'era un omino che stava piantando della minestra ,la scarola. Carnevale si accorse che l'omino in maniera strana faceva il foro sul terreno ma invece di mettere la piantina nel verso giusto la metteva capovolta. Rimase veramente sbalordito. Ma non poteva parlare ;altrimenti gli avrebbe detto “guarda che tu stai sbagliando”. Carnevale stava per andarsene ma mentre San Pietro era a lui davanti, non ce la fece più e tornato indietro disse”Senti amico tu stai sbagliando la minestra non si mette così”. San Pietro si voltò e disse:” Carnevale, Carnevale hai perso una prima possibilità. Adesso ne hai solo due per stare in Paradiso.”Continuarono a camminare, cammina cammina giunsero vicino ad una chiesa, in quel mentre passava una processione, alcuni giovani chierichetti portavano lo stendardo della Madonna. Si trovarono di fronte al portone della chiesa, però lo stendardo era più alto, essi andavano avanti e indietro per cercare di passare attraverso la porta che non lo consentiva e questo accadeva più e più di una volta .Carnevale “ma questi non sanno che per poter fare entrare questo benedetto stendardo lo devono piegare infilare e poi successivamente alzarlo?” e si mise a guardare ma lo stendardo stava sempre la.. Allora Carnevale non ce la fece più e disse a Pietro “ quello stendardo non entrerà mai. ora vado e lo faccio entrare.” Detto fatto. Rivolgendosi a San Pietro” Hai visto queste persone non sono molto sagge e pure stanno in Paradiso.” “Carnevale tu vai all'inferno perché ti è rimasto una sola ultima possibilità. Facciamo una cosa ,ora sei stanco,vediamoci tra una settimana e facciamo l'ultima prova.” .Vabbè pensò Carnevale ora mi taglio la lingua e non parlo più. Giunto il giorno stabilito risalì in Paradiso, egli sempre più affamato, fu invitato ad un lauto pranzo con molti Santi commensali. Giunse la prima portata: ad uno veniva dato un piatto capovolto,ad un altro vuoto,ad un altro con del cibo. Carnevale ebbe un piatto senza nulla dentro ma ,rassegnato ,non fiatò. Subito dopo gli fu messo davanti una zuppiera con dei peperoni. Affamato affondò la forchetta e assaggiò. Ma come mise il cibo in bocca ebbe modo di strabuzzare gli occhi e urlare “ Mamma mia, questo è tanto forte che non si può mangiare”.Ma pensò se mangio il tutto molto probabilmente riuscirò ad andare in Paradiso. Superata questa fase si accorse che San Pietro si mise ad arrostire della carne . Poichè forse si distraeva la fetta di carne si carbonizzava. Gli parve abbastanza strano che prendesse la carne carbonizzata e la dava ad uno dei commensali mentre ad un altro dava la carne cruda. Ad un tratto San Pietro rivolgendosi a Carnevale disse :”questa fetta è tua.” A Carnevale la carne piaceva né troppo cotta né troppo cruda, la gradiva a giusta cottura. Pietro presa la fetta di carne la mise sul fuoco, già cotta abbastanza ,Carnevale faceva segno gira, gira sennò quella si brucia, girala girala e continuava a fare segno a San Pietro. San Pietro non lo ascoltò e la carne si carbonizzò. Carnevale pensò per andare in Paradiso è una faticata e disse: “Senti San Pietro sai che c'è di nuovo io voglio andare all'inferno ,ma questa fetta di carne a me bruciata non piace..” E Carnevale andò all'inferno . L'insegnamento che ne deriva da questa favola e’ che in certe occasioni occorre avere la sensibilità del silenzio, della tolleranza. San Pietro che cosa voleva da Carnevale e il nonno cosa voleva far capire ai propri nipoti? Raggiungere gli obiettivi desiderati impone essere predisposti ad affrontare situazioni non condivisibili esaminando i vantaggi che ne deriverebbero dalla non tolleranza ,dalla non comprensione. Quando l'obiettivo da raggiungere è complesso ,così come il raggiungere il Paradiso,occorre non cadere nella trappola del proprio narcisismo in quanto di fronte a tutti gli accadimenti che si incontrano pensare di essere più in gamba di quelli che operano conduce ad una probabile ricaduta negativa. Un obiettivo richiede la pianificazione prima e il rispetto poi delle azioni da porre in essere . Cari ragazzi nella vostra vita vi troverete molto spesso in una situazione in cui vorreste intervenire ma non potete offendere la sensibilità altrui e tra l'altro non essendo partecipi attivi all'evento potreste voi stessi commettere degli errori di valutazione. Vi sembra mai possibile che San Pietro fosse tanto sciocco da bruciare la carne senza un fine ,uno scopo? No ,egli voleva verificare l'osservanza di un impegno ,nessuno aveva obbligato Carnevale ad accettare la sfida che gli era stata posta, ma nel momento che l'ha accettata doveva rispettare i gradi di libertà,i confini e le prerogative. Quando si prende un impegno,sia anche quello scolastico,e non lo si rispetta se ne pagano le conseguenze. Questa favola antica vuol suggerire di non cedere alle continue tentazioni o attenzioni da parte di una società ,certamente complessa,che possono nascondere malvagi fini offrendovi falsi paradisi irraggiungibili.

Tocchetti Giuseppe

                                                    LA NATURA

  Ecco un bosco ombroso denso di alberi molto belli ,alti ,robusti pieni di foglie che d'inverno assumono un colore dorato,oggi il tempo è sereno ed il ruscello che lo percorre è pieno di vita, vivido , lucente, splendido e su di esso si specchiano alberi e arbusti e foglie verdeggianti .Molti uccelli volano nel cielo e saltano di ramo in ramo cinguettando rendendo l'ambiente allegro. Vi 'è un piccolo ponte attraverso il quale gli animali passeggiano dall'una all'altra sponda e non di rado è possibile vedervi con i vostri piccoli compagni correre per raggiungere un posto dall’aspetto ameno lì dove un ruscello si ampia tra le rocce. I ragazzi saltellano da una roccia all'altra attraversando il piccolo ruscello . Nel frattempo si scorgono lungo il percorso, lento e sinuoso ,del ruscello dei piccoli pesci .Sono delle piccole trote che scendono giù da dove il ruscello sorge. La natura che circonda il bosco è verdeggiante e ci sono diverse piante ed erbe aromatiche e delle bellissime bacche .All’improvviso ci si trova in questa radura e si scorge una piccola casa rurale dai tetti spioventi con tegole di cotto rosso che ne abbelliscono il panorama Il tetto è scosceso e su di esso si s corgono diversi lucernari. La canna di un camino emette una bianca nuvola , è evidente che all'interno c'è un camino acceso. La piccola casa presenta dei bellissimi archi lì dove molto probabilmente risiedono gli abitanti allorquando il tempo lo consente. La casetta è recintata da manufatti in legno molto garbati e dietro la presenza di alti fusti di querce fanno una cornice graziosa e serena .L'accesso alla casa è consentito da un piccolo sentiero che si apre all'interno del recinto e percorre in maniera sinuosa la distanza tra accesso e l'entrata principale. L'ingresso è all'interno di una cucina a dir poco graziosa. Riscontriamo le pareti fatte con l'antica pietra di roccia ,appoggiate troviamo le antiche credenze in legno massiccio ,probabilmente in noce, con i vari ripiani e riscontriamo bottiglie, bicchieri e sopra l'ultima mensola vediamo ancora, com'era uso antico, delle piccole fiasche. All'interno di una parete c'è un piccolo enclave nel quale troviamo una delle più antiche bilance con i suoi pesi e delle piccole foto che ritraggono gli antichi abitanti. Il camino è acceso ed emette un bellissimo crepitio, il suo colore ravviva la cucina un po' oscura, sul camino risiede una statuetta di un galletto in atteggiamento canoro. Sulla parete del camino incontriamo degli antichi attrezzi rurali e alla base i famosi alari in ferro battuto scuri. Fa grande impressione vedere questo colore rosso del fuoco, che rende l'atmosfera di questa cucina molto accogliente. Sulla sinistra della cucina si apre un vano che dà luogo ad una antica stanza dei vecchi casolari e si notano delle persone che dialogano intorno a un vetusto tavolo ,e sulla destra ci sono dei piccoli divani, lì dove le persone anziane erano soliti appisolarsi. Attualmente riposano una signora dai capelli bianchi e un vecchio dalle cui labbra pende quella famosa pipa che ha l'imbocco a canna e termina nel focolare in creta ed emette soffici fumi inondando l'ambiente con un gradevole odore di tabacco. Sull'altro lato troviamo invece dei piccoli che giocano tra loro con dei sassolini , è un gioco di antico sapore locale, ai loro piedi un cucciolo di cane. Un cane che guarda con occhio attento, e vien da dire preoccupato, l'ingresso, presupponendo l'arrivo di una persona estranea, ha sentito dei rumori a lui non graditi. Su una poltrona, quelle strane poltrone antiche in pelle di cuoio marrone scuro, c'è un genitore che tra le sue gambe ha due figlioletti ,sembrano quasi gemelli evidentemente sono distanti l'uno dall'altro di qualche anno,egli ha tra le sue mani un libro che si accinge a leggere .Una favola, un racconto una antica storia ? Cerchiamo di ascoltarne la voce . “Lungo il sentiero che conduce dalla nostra casa alla fonte del ruscello, dove molto spesso andate a giocare, possiamo riscontrare le famose siepi in pietra che sono state costruite dai nostri avi molti molti anni fa per contenere la discesa a valle della terra quando vengono le piogge che sono non violente ma di una certa intensità e che possono provocare smottamenti .Essi prendono il nome di siepi a secco,infatti i nostri avi ponevano una sull'altra le pietre tra loro connesse senza alcun tipo di malta ma si mantenevano per effetto del proprio peso .Successivamente li abbiamo ricoperti con delle reti per evitarne lo slittamento .Queste siepi a secco risalgono a tanti tanti anni fa e rappresentano una forma di ricchezza e di sicurezza per quelli che si trovano al di qua di esse. Lungo queste siepi a secco troviamo e riscontriamo un paesaggio bellissimo ci sono abbarbicate delle piante che producono molte specie di frutti di bosco, sono arbusti molto spinosi e percorrono la maggior parte della muraglia a secco. Necessitano di poca acqua e di nulla gestione, si intrufolano all'interno delle fessure della muraglia e producono odorosi e gustosi frutti,troviamo tra questi i mirtilli ;le more ancora non mature di colore rosso ,la siepe a secco di colore bianco e il verde del fogliame disegnano quasi l'immagine della nostra bandiera. Un'immagine bellissima questi mirtilli grappoli piccoli ,di blu intenso, con foglie verdi ramificate sono veramente uno spettacolo. Lungo il percorso che dobbiamo fare per arrivare al nostro ruscello di qui a poco riscontriamo un altro paesaggio estremamente caratteristico dei luoghi dove abitiamo. Le fragole di bosco ce ne sono tante e vivono e crescono sulla bordura a cui si appoggia la siepe a secco, ne percorrono il cammino e a volte estendendosi anche lungo il sentiero e vi consiglio di non calpestarle perché rappresentano un quadro di bellezza inesplicabile .Infatti vedete lì sul terreno un fiore di fragola dal colore così intenso così bello. Esso è bianco con delle piccole fluorescenze giallo oro pallido e intorno queste bellissime foglie di fragola che sembrano le ali di una farfalla .Poi si apriranno a ventaglio tanto da formare un nido ,un piccolo nido per la piccola fragola che sta per formarsi con i suoi colori rossi e tutte quelle macchioline che. sembrano tante piccole gocce di succoso sapore, scendono verso il basso .Vorrei soffermarmi ancora un attimo nel descrivere la bellezza che osserviamo : camminando scorgo un altro ceppo di more, sono veramente eccezionali ,ecco lì una fascio ce ne sono una ventina una vicino all'altra interconnesse con queste foglie cuneiformi ,tra di esse non solo la mora nera, già matura,ma tante altre che ancora mature non sono e hanno colore rosso più chiaro quasi bianco, uno spettacolo. Uno spettacolo che la natura ci offre lungo il nostro cammino . I nostri nonni ci raccontavano quando eravamo piccoli,un fatto accaduto , ve lo racconto così come me lo ricordo molto probabilmente ne dimentico gli aspetti più belli ma il ricordo è molto vivo. Cari ragazzi,cari figlioli in questo bosco tanti tanti anni fa viveva un'orsa con piccolo orsacchiotto anzi erano due. Mamma orsa con i suoi due orsacchiotti vivevano proprio qui, un po' più distante da noi, avevano la loro abitazione,la loro tana e di tanto in tanto andavano per bosco a mangiare i mirtilli, le more e altri frutti di bosco ed anche del buon miele. Vi erano anche altri animali che vivono in questo sito tanto tempo fa c'erano le lepri c'erano gli scoiattoli e c'erano anche tante ma tante api e anche i grilli. Era un bosco molto abitato e molto vivo. Raccontavano che mentre camminavano sentivano suoni così intensi così limpidi che quasi sembrava l'armonia di un organo che suonava fluentemente, ma con il loro passare creavano disturbo e pertanto improvvisamente calava il silenzio ,tutto il bosco era preoccupato perché avvertivano dei rumori che a loro non erano noti . Pertanto i nostri nonni con cautela percorrevano i sentieri del bosco in cerca di funghi, in cerca di fragole, di more nel tentativo di arrecare il meno fastidio possibile agli animali. Mamma orsa con i due orsacchiotti erano soliti girovagare per il bosco in cerca di cibo a loro gradito per esempio lì dove c'erano le api , voi sapete che gli orsi sono molto ghiotti di miele Un giorno un cacciatore si mise lungo il sentiero, vagava per il bosco , aveva un fucile ,uno di quei vecchi fucili a retrocarica, ebbene a un certo punto mentre camminava e andava a caccia delle pelli degli orsi vide le loro orme e si mise a seguirle. Dopo poco vide lontano i due orsetti che giocavano tra di loro intorno ad un ramo di quercia giocando e saltellando .Imbracciò il fucile e fu pronto a sparare ,ma le api che erano lì vicino accorsero e crearono una di nuvola intorno al cacciatore affinché egli fosse distratto e non colpisse i due orsetti loro amici; nel mentre un altro stormo di api andò rapido a chiamare mamma orsa, la quale capi e segui lo stormo e giunse lì dove il calciatore stava per sparare, a quel punto con un urlo feroce lo mise in precipitosa fuga a gambe levate inseguito dalle api che cercavano sempre più di allontanarlo. Mamma orsa quindi raccolse i suoi cuccioli e lanciò un grande sguardo di ringraziamento alle api amiche e rimproverò aspramente i suoi cucciolotti ,perché si erano allontanati in maniera impropria in luoghi a loro noti ma senza la conoscenza dei pericoli e senza avvisare la mamma orsa e che quindi avevano corso il rischio di perdersi non solo nel bosco ma di perdere anche la propria vita. Cari ragazzi questo narrato oltre a dirci che occorre rispettare la natura, goderne le stupesfacenti bellezze,ci sprona ad amare tutti gli esseri viventi e non, ci insegna principalmente che nel momento del bisogno occorre aiutarsi l'un con l'altro ,non essere egoisti, ma amarsi l'un con l'altro. In ogni istante,all’improvviso, può essere necessario avere l'amicizia, il conforto e il supporto di tutti gli esseri viventi . 

 Tocchetti Giuseppe 

 

                                                   Il sogno.  

In una giornata invernale un vecchio pescatore risana una vetusta rete seduto su uno scanno. Passa e ripassa col suo ago di legno un filo di nylon tra le maglie lacerate. Il tempo trascorre lento e la luce del pomeriggio tende a mutare. Ampie strisce di colore blu si sovrappongono a sfondi arancioni e gialli ,e una striscia di verde si interseca con essi. Una luce dal giallo intenso avvolge il tetto delle modeste case. I tetti sono coperti da antiche tegole ,molte sono rotte e tra loro connesse con un po' di malta, il loro colore ocra scuro fa da contraltare al giallo pomeridiano. Le pareti scoscese sono a macchia di leopardo tra il giallo,l’arancione,il grigio e il bianco. La luce che tende verso sera rende spettrali gli archi delle case che si aprono su ambienti angusti,pieni degli attrezzi della pesca. In questo piccolo borgo marinaro, in una piccola insenatura, dinanzi ad una casa ,una vecchia barca è tirata a secco; i suoi colori una volta sgargianti oggi sono impalliditi ma si possono ancora riscontrare delle strisce blu, nere ,gialle con un fondo rosso. A fianco della vecchia barca c'è un fanciullo seduto su una nassa che gioca con un bastone segnando sulla sabbia alcuni tratti, mentre il vecchio osservando il lento movimento del fanciullo si addormenta. Inizia a rivedersi quando anche egli giocava su quella sabbia con grande rigoglio di forze e di aspettative. Passano nella sua mente i bei momenti trascorsi con suo padre, quando andavano a pesca di polpi. A prua c'era una lampada al kerosene e verso le 20:00 trascinavano la barca lungo la sabbia e non c'era un mulinello ma c'erano dei tocchi di legno con degli incavi al centro che venivano unti con del grasso sicchè la chiglia della barca potesse scivolare facilmente, dal sito dove era stata posizionata ,verso il bagnasciuga. Lì giunti si saliva a bordo e il padre remando in piedi a senso alternato si allontanavano dalla riva . Giunti su un posto ben preciso si accendeva la lampada e iniziava la pesca che poteva articolarsi in due modi distinti. Il primo utilizzando una lunga pertica,detta lanzaturo alla cui estremità vi era una fiocina , e con la lampada che faceva da riflesso si cercava di prendere i polpi o gli scorfani. L'altro sistema era quello di mettere una pietra bianca attaccata ad una funicella che scesa verso l'abisso attirava il polpo che gli si abbarbicava e tirato su con il coppo veniva preso e messo a bordo. Molto spesso accadeva che più barche si incontrassero e si verificava un rito che affascinava . Le barche formavano un cerchio,le lampade accese rendevano la superficie del mare di un verde cristallino dalle leggiadre sfumature,alcuni pescatori cuocevano dei polpi,appena pescati, in alcune pentole riempite con acqua marina. Appena cotti venivano tagliati a pezzi e consumati sorseggiando l'acqua della cottura dal colore giallo paglierino. Che spettacolo! Il cielo scuro, il riflesso della luna sull'acqua si fondeva con quello delle lampade ,e chi a pescare ,chi a parlare ,chi a gustare le trance dei polpi e chi come era d’uso raccontare particolari pescate . Quando si alzava il vento e le onde si increspavano diventava arduo il ritorno. Occorreva abilità e forza sperando che il mare non giocasse brutti scherzi. Tanti avevano incontrato delle difficoltà nel passato per giungere a riva e quindi si cercava di capire in tempo utile il momento in cui fosse necessario rientrare. Giunti a riva un altro compito li attendeva. Trainare la barca facendola scivolare sui legni coperti di grasso verso la sua allocazione .Ci si dava la mano l'un con l'altro perché le barche si erano appesantite. D’improvviso un altra immagine si presenta al vecchio: il momento in cui veniva tirata a bordo la rete messa nel tardo pomeriggio. La rete di volta in volta presentava qualche pesce che veniva messo in un secchio e c'erano dei granchi ,la principale causa della rottura delle maglie. Altro problema era la presenza delle alghe che creavano,per eliminarle, sia danni che lavoro gravoso. Successivamente le reti venivano distese sulla sabbia affinchè si asciugassero. In quel mentre un urlo lo destò e sobbalzando chiese cosa fosse successo. Il fanciullo nel frattempo che il nonno dormisse si era messo a cucire la rete e si era fatto male ad una mano ,il nonno lo portò sulla riva del mare e lavò la mano con l'acqua salata. Il fanciullo ripresosi chiese al nonno quando poteva accompagnarlo a pescare. Egli nei periodi post scolastici usava andare in questo Borgo e godeva della particolare attenzione del vecchio desideroso di trasferirgli la passione della pesca,cosa non riuscita con il figlio. Non al fine che il piccolo seguisse le sue orme ma unicamente per evidenziargli alcuni aspetti gratificanti della vita marinara. Il giorno successivo si avviarono a pescare . Giunti al largo il nonno iniziò ad insegnare al piccolo alcuni segreti della pesca. Come si mette il verme sull'amo, come si utilizza la lenza da fondo,come si lancia la lenza della canna ,come cospargere la superficie intorno alla barca con un mangime ,fatto in casa,che risultasse appetitoso. L’uso della lenza di fondo presenta alcuni aspetti interessanti. Essa termina con un piombino di diverso peso,in virtù del tipo di pesce da prendere, , accompagnato ,di norma,da tre terminali con tre ami innescati. La lenza,sollevata dal fondale , viene trattenuta dalla falange del dito indice, talchè quando il pesce cerca di addentare l’esca si può sentire il movimento e quindi con un piccolo scatto fare in modo che l’ amo si inserisca nella bocca del pesce ,.una volta agganciato viene portato a bordo. Il tutto sotto la guida del vecchio nonno : “Stai attento, non imbrogliare la lenza,stai calmo, tira lentamente, avvolgi bene.” Si passò, poi, all’uso della polpessa. Al terminale di una sottile ma robusta funicella vi è un piombino circondato da molti ami ad esso saldati. Come esca si pone sugli ami dei granchi. Calata la funicella rasentando il fondale roccioso per evitare che gli ami possano incastrarsi e quindi con alta probabilità di perderla si procede lentamente facendosi trasportare dal flusso marino. Il nonno in religioso sussurrio all’attacco del polpo indica al nipote di fare un rapido strappo in modo che quello restasse agganciato alla polpessa e quindi portato a bordo. In luogo della polpessa,una volta diventati esperti, si può usare una pietra bianca o una zampa di gallina. Dopo alcune ore rientrano stanchi ma felici per la trascorsa avventura.  

Tocchetti Giuseppe

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